Mar 24, 2020 - Vignette    No Comments

La mascherina.

Molti non credono nelle mascherine, ma l’aspetto di come indossare la mascherina è la cosa che mi colpisce di più, andando a fare la spesa, guardando dalla finestra le persone che passano davanti casa e i colleghi di lavoro. Molti di loro non curanti o no consapevoli la portano sotto il naso o persino agganciata sul mento, poi guardinghi, spaventati e vigili come sentinelle aspettano che qualcuno li richiami e dica loro: “Amico non ci tieni alla tua salute”? “Indossa bene la mascherina”.

Per non parlare dei dottori, infermieri e altre figure istituzionali che intervistati, per un attimo di notorietà, si tolgono la mascherina per parlare a un microfono dove hanno sputacchiato chi sa quante persone.

Siate artefici e protettori della vostra salute.

“È mèijë a cràdë, ca pruvuò”.

(È meglio credere, che provare).

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Aprile 1986 Compagnia di Teatro Sperimentale San Salvo (1° parte).

Rappresentazione teatrale della Compagnia di Teatro Sperimentale San Salvo, così si chiamava prima della prematura morte di Renato Bevilacqua a cui poi fu dedicata.  Il titolo dell’opera era: “Mi raccomando non contradditelo”, liberamente tratto dalla commedia: “Ditegli sempre di sì” commedia in due atti scritta da Eduardo De Filippo nel 1927 (il cui titolo originale era “Chill’è pàzzë”). La prima assoluta avvenne il 7 aprile 1928 al Teatro Manzoni di Roma. A San Salvo fu rappresentata ad Aprile proprio in ricordo di tale evento, sotto la guida e regia di Angelo Pagano, Sabatino Faga scenografo dell’epoca, il primo attore era Felice Tomeo (Sebòn).

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Mar 19, 2020 - Articoli    No Comments

Tutti fratelli?

In questi giorni, dove le persone costrette a stare casa sono alla ricerca di un’occupazione e hanno tanto tempo per riflettere, si ritrovano al punto di riscoprire una fratellanza dimenticata, un’appartenenza a qualcosa, la voglia di non essere lasciati soli, di essere uniti, quasi a smascherare una italianità dimenticata.

Questo mi ha fatto riaffiorare dei racconti di mia madre del periodo della seconda guerra mondiale vissuta dai suoi 12 anni ai suoi 18 anni. Lei mi narrava di come man mano che il conflitto si inaspriva, la scala sociale scompariva il ricco scendeva e il povero saliva, ognuno aveva bisogno dell’altro per sopravvivere al punto che si era tutti uguali, tutti fratelli, come dice il proverbio “Pìurë la reggènë tè bbisàgnë dë lu vicènë” (Anche la regina ha bisogno del vicinato).

Ma finite le ostilità ognuno ha rivoluto e si è ripreso il suo gradino sociale, ritornarono i don, i signori, i dottori e altri titoli, tutti dimenticarono subito gli anni della sofferenza della croce portata insieme.

Senza farci illusioni quando passerà questa epidemia, le persone si richiuderanno subito nel loro egoistico guscio.

Stefano Marchetta

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Gna t’arefì lu lèttë, accusciué ti cë chìluchë.

(Come ti prepari il letto così ti ci corichi).

Perchè coricarsi è scontato ma il sonno no, se il letto non è fatto bene si può avere notti insonni.

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keely_treva maysonrjv@mailxu.com