L’occhio offeso (Cecalîupë).

A San Salvo tanto, tanto tempo fa c’era una famiglia molto agiata con la loro unica figlia in età da marito. La ragazza era anche sì bella, ma aveva un occhio offeso, era cecalîupë (guercia) e per questo motivo nonostante la dote abbontante, i suoi pari non la volevano in sposa. Allora i genitori furono costretti a scegliere un marito di un ceto inferiore, il prescelto fu Vitale il più bel ragazzo del paese, ma nello stesso tempo era anche figlio della famiglia più povera. Il matrimonio a dispetto dei più pessimisti si rivelo felice e prospero di figli. Dal giorno del matrimonio in poi per tutti i giorni che il Padreterno aveva fatto, la prima cosa che faceva come gesto d’amore, il marito le baciava l’occhio offeso. Un giorno la moglie con un tono quasi a volersi giustificare esclamò:” Vetà, peccà më vìscë sembrë l’ùcchië tràmbë, vàscemë l’ùcchië bbònë”. (Vitale perché mi baci sempre l’occhio offeso, baciami l’occhio buono).

Il marito rispose:” Carìccia mà, së nni èrë pë s’ùcchië, jé nnë faciàvë šta bbèlla vètë”. (Mia cara, se non era per quell’occhio, io non facevo questa bella vita).

Stefano Marchetta

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Chiù annèndë jàmë e cchiù pècherë arcaciàmë.

(Più avanti andiamo e più pecore tiriamo fuori).

Generalmente viene usata dai sansalvesi per significare “Che più si va avanti e più le cose vanno male”.

Il detto popolare in argomento dovrebbe nascere dall’episodio di una piena improvisa del fiume Trigno, che nello dirompere varcò i suoi argini, investendo un gregge che pascolava nelle vicinanze dell’acqua.

Il gregge venne letteralmete inghiottito dalla furia del fiume, i pastori passata la piena cercarono pecore vive, ma più andavano avanti e più si ritrovarono a dover tirare fuori dalla melma solo carcasse degli animali morti.

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