Giu 24, 2012 - Articoli    No Comments

150° Dell’unità d’Italia

 

Negli ultimi tempi, ma ora più che mai riecheggia sia in TV, sui giornali o internet, la frase “ L’EUROPA C’E’ LO CHIEDE, BISOGNA FARE IN FRETTA”.

Proprio nell’anno dell’unità d’Italia dove la parola “fretta” è così presente che ci abbiamo messo 150 anni per farne un festa nazionale, ma solo per quest’anno.

Perfino l’inno di Mameli o Fratelli d’Italia, adottata in via provvisoria nel 1946, la fretta ne fa da padrona.

La camera dei deputati solo nel 2005 lo dichiarò INNO NAZIONALE come prima fase e lo passo al senato che il 18 luglio 2006 lo commuto in legge, ci sono voluti sessanta anni.

A differenza della Francia con la presa della Bastiglia o della lontana America con il 4 luglio, che quasi subito della ricorrenza ne fecero a tuttora festa nazionale.

Non sono importanti la date meglio tardi che mai, e mai come adesso c’è bisogno di un’unità nazionale che non deve nascere solo intorno a un pallone se la nazionale vince o intorno a terremoti e ad alluvioni, ma fra noi italiani, ci vuole LEALTA’ (fedele alla parola “data”, alle promesse, ai patti) considerando che questa bella parola non è presente nella nostra costituzione.

In quest’anno l’unità l’hanno servito in tutte le salse film, documentari libri, articoli ecc.

Due letture fatte su l’argomento, mi hanno colpito maggiormente, la prima successa nen1886 ancora attuale, Giuseppe Garibaldi dopo aver dato tutto nei campi di battaglia, per completare il suo contributo nel processo della costruzione di questa bella Italia entro in politica e fu eletto al parlamento convinto della sua lealtà, pensava di poter dire le cose com’erano, ma dovette scontrarsi con i veri politici, che anche allora pensavano ai propri, torna conti.

La seconda più leggera riguarda la spedizione dei mille, dove il più anziano garibaldino era Tommaso Parodi, aveva settanta anni genovese, l’unica donna della spedizione che viaggiava in abiti maschili di trentacinque si chiamava Rosalia Montmasson nata in Savoia e il più giovane un ragazzino di solo undici anni si chiamava GIUSEPPE MARCHETTA, segui il padre medico ed era di Chioggia (VE).

 

                                                                                                           Stefano Marchetta

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Giu 19, 2012 - Poesie    No Comments

Il Tempo del Raccolto

              IL TEMPO DE RACCOLTO

 

Mentre la notte scivola via,

una luna vecchia e stanca,

appoggiata a una ringhiera di stelle,

si mette a guardare San Salvo bella.

Sono le quattro, man mano,

mentre l’aurora bussa alla porta,

tra rumori, voci e luci,

la città si sveglia.

È tempo del raccolto,

padre, madre, figli e figlie,

perfino il nonno,  appoggiato al profumo del primo caffè,

si sono alzati.

Macchine vecchie, macchine nuove,

carri e carrettoni

tutti pieni,

di casse e cassoni, si parte.

Come un fiume in piena si và,

verso la Bufalara, il Basco Motticce, la Rotella, la Padula e la Forma Vecchia,

il contadino e le pesche puntuali

all’appuntamento atteso un’anno intero.

Come fidanzatini

pronti a cogliere,

il tanto sperato

primo bacio.

Ma …

bisogna fare in fretta,

prima che il sole nasca dal mare e ci abbracci

con la sua calura.

                                                                                                                          

                                                                                                                Stefano Marchetta

 

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